Alla Scuola Media Bonifacio il ricordo dei due giudici con una serata-evento

Durante la vigilia si era detto che dovesse essere una festa della legalità. E festa della legalità è stata. Venerdì 22 maggio, in un Auditorium gremito, la Scuola Media Bonifacio si è ritrovata in orario serale per ricordare il sacrificio dei magistrati simbolo della lotta alla mafia: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

L’evento, dal sapore quasi estivo, è stato fortemente voluto dalla Commissione Educazione Civica, dal Dipartimento di Lettere e dall’Indirizzo Musicale dell’Istituto. A condurre e moderare la serata è stato il professor Fabio Moretto, da anni impegnato nella diffusione della cultura della legalità nelle scuole.

Una festa della legalità, dunque, ma con una forte impronta istituzionale. Ad aprire la serata ci hanno pensato gli alunni dell’indirizzo musicale, accompagnati dai loro docenti Raffaele Magosso, Marco Golinelli, Michele Laschi e Anna Maria Baldo, insieme ai ragazzi del coro diretto dal professor Giuseppe Motton, che hanno eseguito con grande partecipazione l’Inno di Mameli.

Il professor Moretto ha poi iniziato il suo racconto facendo un salto indietro di 34 anni, fino al 1992: un anno che non fu soltanto quello delle terribili stragi che uccisero Falcone e Borsellino, ma anche quello di Tangentopoli, lo scandalo delle tangenti che travolse il sistema politico e il tessuto economico del Paese. A questo si aggiunsero l’ingorgo istituzionale seguito alle elezioni politiche, nelle quali nessun partito ottenne la maggioranza, e la sofferta corsa al Quirinale che portò infine all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro.

La narrazione di Moretto è partita dalla storica sentenza di Cassazione del Maxiprocesso, emessa il 30 gennaio 1992. Una sentenza epocale: per la prima volta lo Stato dichiarava apertamente guerra alla mafia. Soprattutto, rappresentava la vittoria del lavoro di Falcone e Borsellino. Vennero infatti condannati Totò Riina, il cosiddetto “capo dei capi”, e numerosi altri mafiosi: 19 ergastoli e 338 condanne definitive per oltre 2600 anni complessivi di reclusione. Numeri enormi, simbolo di un cambio di passo radicale.

La Cupola non poteva accettare tutto questo e si sentiva tradita dalla stessa politica, complice negli affari ma incapace di proteggerla. Riina, deciso a “far saltare il banco”, il 12 marzo fece uccidere Salvo Lima, storico referente siciliano di Giulio Andreotti. Da quel momento Falcone e Borsellino capirono di essere diventati i prossimi bersagli.

Riina, ossessionato dalla figura di Falcone, progettò il grande attentato, “l’attentatuni”, affidandone l’organizzazione a Giovanni Brusca, soprannominato “lo scannacristiani” per la sua nota ferocia. Brusca si procurò facilmente l’esplosivo e il commando individuò nello svincolo di Capaci il luogo ideale per colpire: sotto l’autostrada correva infatti una canaletta perfetta per nascondere il tritolo.

Falcone, trasferitosi a Roma nel febbraio 1991 su invito del ministro Claudio Martelli per assumere l’incarico di direttore degli Affari Penali, era solito tornare spesso a Palermo. L’amore per la moglie Francesca e per la sua terra lo avevano reso prevedibile nei movimenti.

Sabato 23 maggio 1992 avvenne ciò che tutti ricordano. Attraverso immagini originali dell’epoca, Moretto ha profondamente commosso il pubblico, dedicando poi uno spazio all’appello di Rosaria Schifani che, durante i funerali, pronunciò parole rimaste nella memoria collettiva:

“A nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qui dentro: sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. Io vi perdono, però voi dovete mettervi in ginocchio se avete il coraggio di cambiare”.

Proprio mentre a Palermo si celebravano i funerali, a Roma, dopo 16 scrutini, veniva eletto Scalfaro alla Presidenza della Repubblica: la risposta delle istituzioni a uno dei momenti più drammatici della storia repubblicana.

Ma nemmeno questo bastò. Cinquantasette giorni dopo toccò al giudice Paolo Borsellino, dilaniato da una violentissima esplosione sotto la casa della madre, in via D’Amelio. In quegli attentati morirono anche otto agenti di scorta, definiti dal docente “angeli”, uomini che vivevano in simbiosi con i magistrati e che spesso concedevano loro perfino la guida delle auto di servizio, nonostante il protocollo lo vietasse.

Nella seconda parte della serata, Moretto ha mostrato come persino gli addetti ai lavori si sentirono sconfitti. Emblematiche le parole di Antonino Caponnetto, storico capo del Pool Antimafia e amico dei due giudici che fuori dall’obitorio disse: “È finito tutto”.

Eppure proprio ai funerali degli agenti di scorta di Borsellino arrivò la reazione della società civile. La folla contestò duramente i politici presenti e sfiorò perfino il linciaggio del Presidente della Repubblica, salvato a fatica dagli uomini della sicurezza. Da quel momento prese forza il movimento antimafia che avrebbe portato, il 15 gennaio 1993, all’arresto di Totò Riina. Il cerchio poi si chiuse definitivamente soltanto trent’anni dopo con la cattura dell’ultimo boss Matteo Messina Denaro.

Moretto, nato proprio in quei giorni del gennaio 1993, ha raccontato ai presenti la sua passione per questi temi, ricordando anche come le lezioni vennero interrotte il giorno dell’arresto di Messina Denaro e di aver fatto scrivere ai suoi studenti sul diario: “Onore e memoria sono oggi resi a Falcone e Borsellino”.

La serata si è poi avviata alla conclusione con la visione di alcuni filmati dei due magistrati, capaci di mostrarne il lato umano più autentico, e con l’appassionata lettura, da parte degli studenti delle classi terze, del tema dedicato a Rita Atria, collaboratrice di giustizia e amica di Borsellino, morta tragicamente a soli 17 anni poco dopo i fatti di via D’Amelio.

“Noi non ci voltiamo dall’altra parte: diciamo sì alla legalità perché ci mandano Falcone e Borsellino”. Questo lo slogan lanciato da Moretto e dai ragazzi.

Un ringraziamento finale è stato rivolto all’Istituto per l’organizzazione dell’evento, all’assessore alle Politiche Sociali del comune di Rovigo avv. Dominga Milan, al vicepresidente della Provincia dott. Edoardo Lubian e al Gruppo Organizzazione di Volontariato della Polizia di Stato di Rovigo per la partecipazione alla serata.